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LE COSCIENZE SECONDO HELLINGER – Parte prima

 

LE COSCIENZE SECONDO HELLINGER – parte prima

Da un punto di vista sistemico, le persone e i fatti che le legano creano un sistema, un’entità dotata di una propria coscienza, che segue determinate regole.

Hellinger ci spiega che possiamo individuare tre tipi diversi di coscienza:

  1. la coscienza individuale
  2. la coscienza sistemica
  3. la coscienza dello Spirito

coscienza individuale

La coscienza individuale è quella che ci permette di scegliere tra ciò che riteniamo giusto o sbagliato, attraverso il meccanismo dell’innocenza e della colpa.

Questa coscienza è governata da due “ordini” ,  quello di appartenenza e quello di compensazione.

Del primo ne abbiamo già parlato (qui https://www.laviadelreiki.org/2017/03/27/gli-ordini-dellamore-la-legge-dellappartenenza/), il secondo si basa su una necessità diversa.

Rimanda al bisogno sistemico di trovare sempre un equilibrio tra ciò che si riceve e quello che invece si da.

Se riceviamo un favore, solo quando siamo in grado di restituirlo possiamo sperimentare una sensazione di liberazione e “giustizia”.

Inoltre quando restituiamo il bene ricevuto cerchiamo sempre di renderne un poco di più, creando un circuito virtuoso di amore.

Un amore che tenda a crescere .

Questa dinamica la possiamo applicare ad infinite variabili, tante, quante le relazioni che possiamo intrecciare con le altre persone.

Solo in un caso questo principio non è valido: nella relazione genitore/figlio.

Da un punto di vista sistemico dai genitori riceviamo un dono, quello della vita. O meglio, loro permettono con la loro presenza e la loro relazione la trasmissione della vita.

E immediatamente comprensibile come non si possa ricambiare in maniera equa un simile dono.

Compito dei figli, per mantenere equilibrio all’interno del sistema famiglia, è quello di manifestare la loro gratitudine diventando a propria volta genitori, o comunque, dando maggior valore alla propria vita attraverso la creazione di un bene comune.

La gratitudine

è l’unica forma possibile di restituzione di quel che ci è stato donato.Siamo grati ai nostri genitori, all’ Universo.

Il coltivare quotidianamente questa attitudine ci permette di inserirci correttamente nel flusso energetico famigliare, tra chi è venuto prima di noi e chi verrà dopo.

L’energia vitale, l’amore, le cure, le risorse, l’esperienza come in fiume scorrono dai più grandi verso i più piccoli.

Tuttavia questo scorrere fluido può interrompersi.

Quando ci sentiamo in colpa ad esempio.

Possiamo sperimentare tale sentimento se abbiamo commesso delle azioni che il nostro filtro bene/male riconosce come sbagliate.

Anche a livello sistemico possiamo percepire questa sensazione sgradevole,quando qualche altro membro della famiglia si è macchiato di colpe alle quali non è riuscito a porre rimedio.

Ecco che potrei sentirmi inconsapevolmente chiamato dal sistema famiglia a rimediare.

Sentiamo di dover soffire per espiare, perchè non meritevoli. Ma non è questo il modo corretto. Questo è un adattamento nevrotico alla richiesta del sistema familiare.

Piuttosto giova, per riportare equilibrio, creare con le nostre azioni del bene.

L’amore e non la penitenza sono la soluzione. LE COSCIENZE SECONDO HELLINGER – parte prima
LE COSCIENZE SECONDO HELLINGER - parte prima

la genitorializzazione

Un altro caso, in cui questa restituzione con amore e gratitudine verso i genitori non è compiuta, è quello della genitorializzazione.

Bert Hellinger a tale proposito ci dice “Quando i genitori hanno bisogni emotivi irrisolti, è giusto che affrontino il problema tra di loro, oppure che si rivolgano ai propri genitori. Quando invece coinvolgono i figli e pretendono di essere consolati e rassicurati, i ruoli e le funzioni della famiglia risultano capovolti. Si tratta di una genitorializzazione dei figli”.

Questo processo lo riscontriamo ogni qual volta un figlio piccolo si trova a svolgere un ruolo da adulto rispetto ad uno dei propri genitori.

Un esempio piuttosto frequente lo si ha quando la coppia genitoriale si frattura. Un lutto o una separazione. Il genitore che rimane con il bambino, può inconsciamente chiedergli di prendere il posto di chi non c’è più.

Ecco che il bambino viene genitorializzato. Avremo “l’ometto di casa”  o “la piccola donnina”, immagini tristi di bambini ai quali , per cause contingenti , viene in una certa qual misura rubata l’infanzia.

Questa alterazione crea uno scompenso nel naturale fluire energetico, perchè pone il bambino nello scomodo ed innaturale ruolo di chi da, piuttosto che quello che gli appartiene, cioè quello di chi riceve.

I bambini non sono in grado di opporsi a tali richieste, il genitore è il primo soggetto d’amore e per un piccolo non è sopportabile emotivamente che un genitore soffra. L’ego del bambino lo porta a pensare di poter salvare ed aiutare l’adulto di riferimento.

Inoltre l’illusione che dei bambini possano essere in realtà “grandi” comporta il rischio di attribuire loro un’eccessiva importanza e ruolo, condannandoli prima o poi a cadere , quando si confronteranno con realtà extra familiari. LE COSCIENZE SECONDO HELLINGER – parte prima

 

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